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Percorso "zolfara e zolfatari"

Miniera “Nadurello-Sociale di Monte Calvario

Perchè un museo della zolfara a Montedoro?

Perché Montedoro, piccolo centro – oggi – di appena 1650 abitanti, come tanti Comuni del “nisseno”, dell'“ennese” e dell'“agrigentino”, si trova al centro di una vasta area gessoso-zolfifera che geologicamente caratterizza gran parte delle zone interne della Sicilia.

Nei primi decenni dell'Ottocento, anche Montedoro fu contagiato da una sorta di febbre dell'oro. Spinti dalla speranza in un facile arricchimento, molti – piccoli possidenti e proprietari terrieri – cominciarono a scavare alla ricerca dello zolfo. Furono aperte tante zolfare che in breve tempo cambiarono la vita del paese, da tutti i punti di vista, demografico(la popolazione si raddoppiò), economico, sociale.

La vicenda dello zolfo è durata circa 150 anni, fino agli anni '60 del secolo scorso, quando le miniere furono tutte quante chiuse.

Si è trattato di una vicenda complessa, ricca di alti e bassi, con riflessi importanti anche sul piano internazionale, perché allo zolfo, almeno fino ai primi decenni del '900, furono fortemente interessati (ne avevano bisogno per le loro industrie) sia l'Inghilterra che la Francia.

La storia dello zolfo siciliano è stata ampiamente raccontata in molti libri e, soprattutto, ha trovato grande spazio nella letteratura siciliana più rappresentativa (Pirandello, Rosso di San Secondo, Leonardo Sciascia, Alessio di Giovanni, e tanti altri scrittori e poeti). Questa storia, però, nell'ultimo cinquantennio è stata come rimossa: persino persone adulte, di quaranta-cinquanta anni, oggi mostrano di sconoscere cosa abbia rappresentato la zolfara per tante generazioni di siciliani, specie per quanto attiene allo sfruttamento dell'uomo e in particolare dei bambini. Nelle zolfare, infatti, i lavori più faticosi erano affidati ai bambini (i famosi “carusi”) e talvolta anche alle bambine, la cui età andava dagli otto ai 10/12 anni.

Per molti decenni, anche fino agli anni cinquanta del secolo scorso, nelle miniere i diritti dei lavoratori furono ignorati e calpestati e le condizioni di lavoro furono di una disumanità indescrivibile.

Il piccolo museo, che abbiamo realizzato a Montedoro da circa un decennio, è nato dall'esigenza di recuperare e conservare la memoria di questo passato, che rischiava di andare perduta, e di mostrare, soprattutto alle giovani generazioni, in quale e quanta miseria e abiezione morale, fino a poco tempo addietro, sia vissuta gran parte dei loro progenitori.

Il museo è stato realizzato all'interno dell'area di una vecchia zolfara – la Nadurello Sociale – ; si trova a poche centinaia di metri dal centro abitato ed è allocato all'interno di una piccola struttura, architettonicamente semplice ma molto bella.

La visita del museo prevede due percorsi, uno interno ed uno esterno. Il primo consente di acquisire un'idea di insieme della storia dello zolfo in Sicilia, considerata in tutti i suoi aspetti (condizioni di lavoro, sfruttamento dei carùsi, lotte sociali, usi dello zolfo, costumi degli zolfatari, ecc). Il secondo consente, invece, di osservare ciò che ancora resta della vecchia zolfara: i forni, ove lo zolfo veniva fuso e trasformato in “balate”, la discenderia percorribile per un piccolo tratto, attraverso la quale si scendeva nel sottosuolo per l'estrazione del minerale, vecchi vagoni ecc..

Sebbene di non grandi dimensioni, il museo è molto articolato e si sviluppa secondo un itinerario storico didattico di grande fascino, soprattutto per le scolaresche.

Progettato con l'aiuto della facoltà di etno-antropologia dell'Università di Palermo (Prof. Rigoli e dott.ssa Amitrano), è stato allestito seguendo come filo conduttore la narrazione che della vicenda dello zolfo ci ha lasciato, in un capitolo del libro “Vicende e Costumi Siciliani”, Luise Hamilton Caico, nobildonna inglese e brillante scrittrice, moglie di un proprietario di miniere di Montedoro, Eugenio Caico, che nel piccolo borgo visse per circa un quindicennio, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

A parte la sintesi della storia dello zolfo, raccontata attraverso l'esposizione di una serie di pannelli molto suggestivi, grafici e fotografici, e l'esposizione di attrezzi di lavoro, di minerali ecc., ad attrarre l'attenzione dei visitatori sono soprattutto le ricostruzioni plastiche – perfette, di una bellezza che incanta – realizzate dall'artista Roberto Vanadia di Agrigento.

Queste ricostruzioni, tutte di grandi dimensioni, riguardano: la rappresentazione di alcuni angoli del paese, qual era sul finire dell'ottocento; la bocca o l'entrata della miniera, attraverso la quale i carusi, addetti al trasporto del minerale, scendevano nel sottosuolo, a profondità anche di 100/200 metri; il dedalo di gallerie, anguste e maleodoranti, scavate per raggiungere i giacimenti di zolfo; il luogo di lavoro e i picconieri che, nudi a causa del caldo infernale, con la piccozza attaccavano le pareti di zolfo che i carusi, a spalla, con le ceste o i sacchi, portavano all'esterno; i calcheroni e la fusione dello zolfo; la pesatura delle “balate” di zolfo, che con i carretti venivano portate a Porto Empedocle (AG).

Nel museo, naturalmente per grandi sintesi, per cenni, la complessa storia dello zolfo è raccontata nella sua interezza (violenze, conflitti, condizioni di lavoro ecc.), senza tralasciare nulla, neppure i piccoli fatti, che spesso sono però molto eloquenti, in quanto rappresentativi di un mondo, di modi di pensare e di costumi, che oggi appaiono aberranti e anacronistici. Pensiamo, per fare un solo esempio, al diniego, da parte della chiesa, dei conforti religiosi ai minatori che morivano nelle zolfare, vittime di qualche disgrazia (un crollo, uno scoppio di grisou).

Certo, il museo può essere ancora arricchito, e in questo senso l'Amministrazione comunale è impegnata a continuare il lavoro fin qui svolto. Crediamo, tuttavia, che così com'è offra uno spaccato abbastanza completo e veritiero della sofferta epopea zolfifera siciliana.

 

Nome Abitanti: Montedoresi

Estensione Territorio: 14,53 Km2

Numero Abitanti: 1.650

Santo Patrono: Maria SS del Rosario (prima domenica di Ottobre)