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Lina Caico

Lina Caico nacque il 6 giugno del 1883 a Bordighera e fu la primogenita di Luise Hamilton ed Eugenio Caico, unitisi in matrimonio nel 1880.

Come la madre, nota negli ambienti letterari del suo tempo e autrice del libro su Montedoro “Vicende e costumi siciliani”, anche lei aveva una grande passione per le lettere e intratteneva una fitta corrispondenza con scrittori, poeti, valenti uomini di cultura. Tra tutti, il più noto, Erza Pound.

Di temperamento schietto ed affabile, coltivava una fitta rete di amicizie.

Laureatasi in lingua e letteratura inglese presso l’Istituto di lingue orientali di Napoli, per far fronte alle necessità della vita quotidiana (le condizioni economiche della famiglia, una volta floride, avevano subito un gravissimo ed irreparabile tracollo), dopo il primo conflitto mondiale comincia ad insegnare a Palermo presso la scuola femminile “Giuseppina Turrisi Colonna”.

Nel 1932 si ammala di sclerosi a placche ed è costretta a lasciare l’insegnamento. I tentativi di cura, anche fuori dalla Sicilia, non hanno gli esiti sperati e a poco a poco perde perfino la capacità fisica di scrivere. La sua mente rimane però lucida e sono proprio di questo periodo (1939-1951) i suoi scritti più significativi, che dettava all’amica Laura Mangione.

Lina Caico muore il 20 giugno del 1951 e viene sepolta a Palermo, nella tomba di famiglia del cimitero di Sant’Orsola.

Oggi, Lina Caico è ricordata soprattutto per aver dato vita ad una rivista (“La lucciola” era il suo nome) in certo senso anomala e, nel suo genere, unica in Italia.

Sulla straordinaria avventura di questa rivista, Paola Azzolini e Daniela Brunelli qualche anno addietro hanno pubblicato un ponderoso volume “Leggere le voci, storia di Lucciola rivista manoscritta al femminile”, di cui Natalia Aspesi ha scritto una bella recensione per “la Repubblica” del 12 gennaio 2008.

Da questa recensione sono tratti i brani che seguono.

Lucciola viaggiava in tutta Italia, custodita in uno scatolone e affidata alle Regie Poste, viaggiava da Irmina a Lorelay, da Fulvetta a Sakuntala, da Rosa Sfogliata a Bluette, collegando tra loro signorine di buona famiglia agli inizi tra i 15 e i 18 anni, che per uscire dal silenzio domestico si occultavano dietro uno pseudonimo: era quello il modo più spiccio e indolore che consentiva alle donne meno sfacciate di esprimere quella cultura che in società era meglio nascondere, quello scontento che non doveva apparire, quell' indipendenza di giudizio che si avvicinava al peccato e alla trasgressione. Lucciola sostava a Milano e a Serravalle Scrivia, a Torino e a Termini Imerese, a Palermo e a San Giovanni Lupatolo, a Napoli e a Acquanegra cremonese. Sostava e doveva ripartire, entro al massimo 48 ore, pena la multa o la cancellazione come socie. In anni invasi da riviste femminili […], Lucciola era una aristocratica eccezione, una nobile stravaganza, l' esperienza di un circolo chiuso ed elitario, del resto mai più ripetuta: una impresa giornalistica che dal 1908 al 1926, con un paio di interruzioni, produsse un fascicolo mensile in unico prezioso esemplare di almeno 300 pagine, per di più completamente manoscritto, cucito a mano dalla direttrice del momento, con copertine di seta, velluto, paglia intrecciata, illustrato da disegni, dipinti, ricami, lavori all' uncinetto, fotografie, eseguiti dalle sue stesse lettrici-corrispondenti (e da qualche ardito collaboratore maschio, che si dava soprannomi come Dandy, Daisy, Paggio Fernando, Lucciola Forense). […] «L'essere manoscritto fa senso ai nostri occhi moderni, così abituati alla stampa, ma a lungo andare ci si affeziona a vedere ogni lavoro colla scrittura dell'autrice; le diverse scritture ci danno un pò l'impressione di sentire la voce, di vedere l' espressione di ciascuna autrice». Così la fondatrice di Lucciola spiegava la sua insolita se non bizzarra iniziativa: era allora, nel 1908, una ragazza di 25 anni piccina piccina, dall'aria fragile e dai grandi occhi neri, si chiamava Lina Caico e viveva a Montedoro, uno sperduto borgo in provincia di Caltanissetta. […] L'Italia abbondava allora di giovani donne come le “lucciole” […] che, tra racconti, poesie, reportage, discutevano con la loro scrittura educata e spesso febbrile, dei temi sociali, poi anche politici, che più riguardavano la condizione femminile. Per esempio della minorità giuridica delle donne, di pacifismo e interventismo, di emancipazione e femminismo, del diritto al voto, del rapporto tra i sessi, del matrimonio spesso vissuto come inevitabile schiavitù. […] Il lungo viaggio di Lucciola dura fino al 1926, quando viene interrotto dalla politica: ci sono le lucciole che si infiammano per il fascismo e quelle che simpatizzano per il socialismo. Il dibattito sui temi politici si fa via via sempre più furente. Una Lucciola, Rosa Sfogliata, nel 1922, imitando la virile retorica littoria scrive: «Nel balenio policromo dei nostri gagliardetti riaffermiamo la nostra incrollabile fede fascista. Da ogni lato la canea antifascista abbaia contro di noi: Fascisti in piedi! Sia saldo l' animo e fermo il polso come fu nelle battaglie atroci del Carso». Pacata, Lina le risponde di non essere fascista, e neppure socialista, ma di non credere che il fascismo «possa farci fare un passo verso un' era di prosperità vera, un' era di giustizia sociale, di pace fra le nazioni...». La Festa del 1º Maggio è stata abolita e Lina confessa che quella data le piaceva, «era la festa dell' avvenire, di quando non ci saranno più ingiustizie sociali e prepotenze nazionali»”.

Il fascismo divise non solo il Paese, ma anche le “lucciole” che, non potendo più condividere gli stessi spazi culturali e ideali, ruppero un sodalizio giornalistico, ma soprattutto umano, che durava da diciotto anni, e decisero di andare ciascuna per la propria strada.

 

NOTA BENE:

- 107 fascicoli di “Lucciola” si trovano presso la Società Letteraria di Verona, 6 presso l'Unione femminile di Milano e 2 sono di proprietà di Federico Messana (Milano).

- Il libro “Leggere le voci …” è stato pubblicato dall'editore Sylvestre Bonnard di Milano.

Nome Abitanti: Montedoresi

Estensione Territorio: 14,53 Km2

Numero Abitanti: 1.650

Santo Patrono: Maria SS del Rosario (prima domenica di Ottobre)